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Risarcimento danni
 

Si distinguono due grandi categorie di danno: il danno patrimoniale e il danno non patrimoniale.
Il danno patrimoniale consiste nella lesione che una persona subisce al proprio patrimonio e che è immediatamente e naturalmente valutabile in termini economici (danneggiamento del veicolo, spese mediche, etc.).
A sua volta, il danno patrimoniale si distingue in: danno emergente quando si verifica una lesione diretta del patrimonio del danneggiato (es. danneggiamento del veicolo) e lucro cessante quando la lesione subita comporta un mancato guadagno (es. mancato guadagno del professionista in seguito a ricovero ospedaliero necessario per la cura di gravi lesioni personali subite in un incidente stradale).
Il danno non patrimoniale, consiste nella lesione di un diritto inviolabile della persona; trattasi di una lesione costituzionalmente qualificata, che abbia un certo grado di offensività sulla persona tale da fargli patire un danno grave (si pensi all'onore, alla salute, alla vita di relazione, al dolore che segue alla perdita di una persona cara, ecc.) e non meramente bagatellare o irrisorio.
Nell'ambito dei danni non patrimoniali è compreso anche il danno da lesione della salute, detto danno biologico, particolarmente conosciuto perché viene normalmente liquidato nella maggior parte delle procedure che derivano da un sinistro stradale nel corso del quale si sono verificate delle lesioni.
La lesione alla salute può anche riguardare la sfera psichica del danneggiato quando quest’ultimo, a causa del comportamento illecito di altri, matura una patologia psichica.
Di norma, per la valutazione circa l'esistenza e l'entità di un danno alla salute si ricorre ad un'apposita perizia medico legale.
Caso tipico in cui una persona ha diritto al risarcimento dei danni subiti è il cosiddetto danno da errore medico.
Di frequente accade, infatti, che il medico procuri colposamente (ossia con negligenza, imperizia o imprudenza) al paziente un peggioramento delle sue condizioni di salute tanto che, oltre a creare i presupposti per un risarcimento del danno, può integrare anche il reato di lesioni personali colpose oppure (in caso di decesso del paziente a causa dell’errore) il reato di omicidio colposo.
Si parla di errore medico quando una scelta terapeutica del sanitario procura al paziente non un beneficio ma un danno, causando un peggioramento delle sue condizioni di salute che non dipende dal normale decorso della malattia ma dall’intervento eseguito.
La casistica, in ogni caso, è molto ampia e comprende (a titolo di esempio) le conseguenze negative che derivano da una diagnosi sbagliata, da una diagnosi ritardata (se il ritardo complica o pregiudica le condizioni di salute del paziente), da un’omessa effettuazione di esami che avrebbero potuto chiarire meglio le condizioni di salute del paziente, da un intervento chirurgico eseguito in modo errato, da una cattiva gestione delle cure successive ad un intervento.
In queste ipotesi il paziente vittima dell’errore può richiedere il risarcimento del danno in tutte le sue forme (danno alla salute, rimborso delle spese sostenute ecc).
La materia è stata oggetto di una importante riforma attuata nel 2012 con la Legge Balduzzi la quale ha stabilito che il medico che si attiene alle linee guida (previste per il trattamento di una determinata patologia) e si è uniformato alle cosiddette buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per le lesioni causate al paziente (o per il suo decesso) se queste derivano da una colpa lieve.
Si è precisato, tuttavia, che le linee guida, per poter avere l’effetto di evitare al medico la sanzione penale, non devono essere ispirate a logiche di economicità nella gestione della struttura, ma devono indicare standard per la diagnosi e le successive terapie secondo il criterio della migliore scienza medica a garanzia della salute del paziente.
In ogni caso, il paziente avrà diritto a vedersi pienamente risarcito ogni danno subito; la norma, infatti, riguarda unicamente la responsabilità penale.


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